lunedì, 19 ottobre 2009



 
Andrey Permitin è un fotografo - scoperto su flickr - che mi ha letteralmente riconciliato con Mosca e la bellezza ingombrante, spietata ed a tratti indecifrabile di questa immensa città che ancora oggi rimane ben salda nella mia memoria.
A distanza di due anni dalla mia ultima volta in Russia, e con lo spunto di queste foto tecnicamente straordinarie, ripenso a come alcuni dei miei giudizi su Mosca possano essere stati determinati, o più semplicemente esasperati, dalla rete di persone con cui mi sono trovato ad interagire. In fondo, la vivibilità di un luogo è in gran parte influenzata dal gruppo o dai gruppi all'interno dei quali il luogo in questione viene vissuto. Palermo ne è una perfetta dimostrazione. Trent'anni o quasi vissuti in Sicilia (un'eternità!) sono stati possibili solo grazie a quelle cinque o sei persone con cui poter condividere una visione del mondo  a volte in contrasto con l'ambiente circostante. Una "resistenza" solidale che ha reso possibile continuare a vivere in un luogo-x pur con numerose aspirazioni ad un altrove-y non meglio definito.
A Mosca, allora, avrei dovuto frequentare unicamente Elena, una persona eccezionale (che vorrei dedicasse il bon voyage dei 99 posse a chiunque si permette di criticarla) ed al massimo qualche mio studente o collega dell'istituto di lingue, nessun altro di quelli che ho invece involontariamente associato alla mia immagine della Russia e della sua stolica.
La Russia... oggi sembra più lontanta, ma il desiderio di tornarci ha fatto nuovamente capolino, insieme al progetto di una sosta più lunga e finalmente la visita a San Pietroburgo, più volte frustrata dalle circostanze del momento. 
I desideri transiberiani restano invece in sospeso, in attesa di riprendermi dallo shock con il quale il pragmatismo di una mia vecchia insegnante di russo gelò, con il suo italiano stentato, le mie aspirazioni poetico-letterarie: "Per fare transiberiana ci vuole pistola". Ouch!

P.S. Andrey - molodec !


postato da: flebas alle ore 17:04 | Permalink | commenti (4)
categoria:missing, moskva, rossija
domenica, 27 settembre 2009

Ho saputo che mio nipote ha avuto il suo primo ombrello ed ha potuto usarlo in una mattina di pioggia sulla via di scuola. Evento che ha ovviamente suscitato grande ilarità, sghignazzamenti di tutto cuore nonché la possibilità di giocare con una cosa nuova. Mi colpisce pensare a come Davide ed Eva abbiano in questi primi anni veramente tutto da scoprire. Mi sorprende realizzare che vivranno i loro ventanni nel 2030 con una mole di informazioni, tecniche e conoscenze fuori dal comune, anche per uno della mia generazione. E sorprende anche osservare che un minimo cambio di prospettiva può rendere lo stesso sguardo sul futuro un pensiero rassicurante o una sempre più angusta strettoia dal quale sembra impossibile tirarsi fuori.
Domani partirò per l'ormai consueto passaggio a Siena, con la sola consolazione che nel giro di un anno il mio rapporto con questa cittadina sarà libero da obblighi di ogni sorta, il che mi consentirà di visitarla solo coi tempi ed i modi a me più congeniali.
Il 3 ottobre, giorno in cui dovrei rincasare, mi aspetta la partitura di
Smokey Mountain Lullaby sulla quale non vedo l'ora di mettere le mani.


[...] All of a sudden has less and less to say
Oh, how could it be?
All this time I've lived vicariously

Who's gonna save my soul now?
(Gnarls Barkley,
Who's gonna save my soul)
postato da: flebas alle ore 23:48 | Permalink | commenti (7)
categoria:mood, update
venerdì, 18 settembre 2009


Poco tempo fa discutevo con Ottaviano della chimica e di quanto sarebbe interessante questa materia, anche per i ragazzi del liceo, se insegnata in modo pratico e creativo. Questo video ne è una perfetta dimostrazione, e inoltre mi fa anche pensare a Ruggero - nostro pioniere a Berlino nonché docente di chimica - ed ai nostri "capitani di ventura" da poco trasferitisi in Germania (l'ente promotore è Marie Curie, loro sono humboldtiani ma i principi di fondo sono gli stessi).
postato da: flebas alle ore 22:40 | Permalink | commenti (6)
categoria:mood, video
sabato, 05 settembre 2009

Non ho mai voluto citare il blog di Beppe Grillo per tanti motivi. Oggi invece riporto per intero un suo  post perché il tema affrontato mi coinvolge particolarmente, perché molti degli amici che leggono il mio blog non aprono - se non saltuariamente - il sito di Beppe e perché i suddetti amici conoscono comunque Pasolini.
...Pasolini (come sempre) aveva preconizzato molte delle cose (ragionevoli) che Grillo ripete e che forse, solo oggi (la forza dell'evidenza!), cominciano a fare breccia in una generazione rincoglionita da televisione e reality show.
I link per leggere dal blog originale sono: avere e non avere
                                                         Il Blog di Beppe Grillo


Avere e non avere. Lavoriamo più degli schiavi ai tempi dei Faraoni. Per trent'anni. Quarant'anni, cinquant'anni. L'età della pensione si allontana fino a coincidere con quella della morte. Il lavoro ha, sempre più spesso, come unico obiettivo uno stipendio. Non è importante che il lavoro sia utile, necessario per la società o per l'individuo che lo svolge. Lo scopo di un'attività è, di solito, il denaro che se ne può ricavare. Denaro che serve per comprare beni inutili, prodotti da altre persone che fanno altrettanti lavori inutili. Per rendere utili beni inutili, aumentare la salivazione dei consumatori, abbiamo inventato l'industria della pubblicità. Un inganno colossale, un'autoipnosi a fini di lucro.

C'è una perdita di senso, di scopo complessivo. Siamo panni lavati e rilavati in una lavatrice con il programma impazzito. L'informazione e la pubblicità, una volta separate, si sono unite, compenetrate in una forma oscena che è ovunque, che giustifica tutto. La distruzione del pianeta, la cancellazione del tempo (nessuno ha più tempo...), la perdita di significato, la mancanza di valori al di fuori di quelli economici. Abbiamo allungato la vita per non poterla vivere, siamo troppo occupati a produrre. Avere, siamo drogati dall'avere, lavoriamo per avere. Abbiamo trasformato il mondo e noi stessi in un PIL, in prodotti a scadenza. Abbiamo tutto, ma non abbiamo più nulla.
In una società basata sulla produzione in quanto tale, a qualunque prezzo, chi perde il lavoro è una zavorra. E' fuori dai giochi. Per sopravvivere è necessario lavorare, fare qualunque lavoro. Il progresso è lavoro, il futuro è lavoro. Il progresso, invece, dovrebbe essere la diminuzione del lavoro. L'eliminazione del lavoro inutile. Lavoro per tutti, solo se utile e in modica quantità.
La dannazione del lavoro ha il suo "altro", il suo specchio, nei parassiti sociali. Quelli che, grazie al lavoro inutile degli altri, non lavorano. Sono dei divoratori di risorse umane e ambientali. Non hanno un lavoro vero e proprio, ma manipolano e posseggono il denaro, quantità spesso enormi di denaro. Sono gli addetti alla leva della ruota in cui girano, inconsapevoli, i lavoratori. La diseguaglianza sociale rende obbligatorio il lavoro inutile. La solidarietà sociale e una equa distribuzione dei beni cancellerebbe ogni produzione fine a sé stessa e i parassiti economici.. Che senso ha avere, nello stesso Paese, l'Italia ad esempio, milioni di persone sotto la soglia di povertà, milioni di disoccupati e centinaia di migliaia di persone ricche a dismisura? Cosa vuol dire "vivere" nello stesso Paese per gli evasori e per i precari? La povertà è la materia prima del consenso dei regimi. Vanno stabilite una soglia di ricchezza e una soglia di povertà, entrambe da non superare. Avere e non avere.
postato da: flebas alle ore 20:23 | Permalink | commenti (13)
categoria:ya basta
giovedì, 13 agosto 2009
25

S dnem roždenja, kisulja
postato da: flebas alle ore 13:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:missing, moskva