Andrey Permitin è un fotografo - scoperto su flickr - che mi ha letteralmente riconciliato con Mosca e la bellezza ingombrante, spietata ed a tratti indecifrabile di questa immensa città che ancora oggi rimane ben salda nella mia memoria.
A distanza di due anni dalla mia ultima volta in Russia, e con lo spunto di queste foto tecnicamente straordinarie, ripenso a come alcuni dei miei giudizi su Mosca possano essere stati determinati, o più semplicemente esasperati, dalla rete di persone con cui mi sono trovato ad interagire. In fondo, la vivibilità di un luogo è in gran parte influenzata dal gruppo o dai gruppi all'interno dei quali il luogo in questione viene vissuto. Palermo ne è una perfetta dimostrazione. Trent'anni o quasi vissuti in Sicilia (un'eternità!) sono stati possibili solo grazie a quelle cinque o sei persone con cui poter condividere una visione del mondo a volte in contrasto con l'ambiente circostante. Una "resistenza" solidale che ha reso possibile continuare a vivere in un luogo-x pur con numerose aspirazioni ad un altrove-y non meglio definito.
A Mosca, allora, avrei dovuto frequentare unicamente Elena, una persona eccezionale (che vorrei dedicasse il bon voyage dei 99 posse a chiunque si permette di criticarla) ed al massimo qualche mio studente o collega dell'istituto di lingue, nessun altro di quelli che ho invece involontariamente associato alla mia immagine della Russia e della sua stolica.
La Russia... oggi sembra più lontanta, ma il desiderio di tornarci ha fatto nuovamente capolino, insieme al progetto di una sosta più lunga e finalmente la visita a San Pietroburgo, più volte frustrata dalle circostanze del momento.
I desideri transiberiani restano invece in sospeso, in attesa di riprendermi dallo shock con il quale il pragmatismo di una mia vecchia insegnante di russo gelò, con il suo italiano stentato, le mie aspirazioni poetico-letterarie: "Per fare transiberiana ci vuole pistola". Ouch!
P.S. Andrey - molodec !
A distanza di due anni dalla mia ultima volta in Russia, e con lo spunto di queste foto tecnicamente straordinarie, ripenso a come alcuni dei miei giudizi su Mosca possano essere stati determinati, o più semplicemente esasperati, dalla rete di persone con cui mi sono trovato ad interagire. In fondo, la vivibilità di un luogo è in gran parte influenzata dal gruppo o dai gruppi all'interno dei quali il luogo in questione viene vissuto. Palermo ne è una perfetta dimostrazione. Trent'anni o quasi vissuti in Sicilia (un'eternità!) sono stati possibili solo grazie a quelle cinque o sei persone con cui poter condividere una visione del mondo a volte in contrasto con l'ambiente circostante. Una "resistenza" solidale che ha reso possibile continuare a vivere in un luogo-x pur con numerose aspirazioni ad un altrove-y non meglio definito.
A Mosca, allora, avrei dovuto frequentare unicamente Elena, una persona eccezionale (che vorrei dedicasse il bon voyage dei 99 posse a chiunque si permette di criticarla) ed al massimo qualche mio studente o collega dell'istituto di lingue, nessun altro di quelli che ho invece involontariamente associato alla mia immagine della Russia e della sua stolica.
La Russia... oggi sembra più lontanta, ma il desiderio di tornarci ha fatto nuovamente capolino, insieme al progetto di una sosta più lunga e finalmente la visita a San Pietroburgo, più volte frustrata dalle circostanze del momento.
I desideri transiberiani restano invece in sospeso, in attesa di riprendermi dallo shock con il quale il pragmatismo di una mia vecchia insegnante di russo gelò, con il suo italiano stentato, le mie aspirazioni poetico-letterarie: "Per fare transiberiana ci vuole pistola". Ouch!
P.S. Andrey - molodec !

















